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domenica 21 ottobre 2012

TUTTI I SANTI GIORNI: la recensione


Dall'11 ottobre nelle sale cinematografiche c'è TUTTI I SANTI GIORNI il nuovo film di Paolo Virzì.
In 102 minuti, questa è la lunghezza del film, il regista ci racconta la storia di una coppia in marcia verso il suo futuro, così come splendidamente raffigurato nella stessa locandina del film che vedete qui sopra.
I due protagonisti del film, Antonia e Guido, sono tanto diversi, quanto saldamente uniti e vivono un amore puro e profondo che permetterà loro di affrontare un cammino in salita: quello della ricerca di un figlio che non ne vuol sapere di venire!
Guido è timido, riservato, coltissimo. Antonia irrequieta, permalosa e orgogliosamente ignorante.
Lui portiere di notte appassionato di lingue antiche e di santi. Lei aspirante cantante e impiegata in un autonoleggio. Si incontrano tutti i santi giorni la mattina presto, quando Guido torna dal lavoro e sveglia Antonia con la colazione.
Sono questi i protagonisti di una divertente e romantica storia d’amore vissuta in una metropoli complicata come Roma, una Roma non da cartolina ma una Roma vera fatta di tangenziali ed ospedali, autobus e centri commerciali.
Tutti i santi giorni è una commedia umana, una storia sulla possibilità dei legami e del trionfo dell'amore nel deserto del reale. Scritta a sei mani con Francesco Bruni e Simone Lenzi, autore del romanzo La Generazione cui il film è liberamente ispirato. La storia affrescata da Virzì è una storia autentica e sincera, una storia che fa riflettere ma che fa anche divertire grazie alla genuinità dei protagonisti e alla loro complicità (ad esempio il nomignolo con cui Antonia si riferisce a Guido: Guidopedia), grazie alla caricaturizzazione di alcuni personaggi (i vicini coatti, super tifosi della magggica) o a geniali ed esilaranti trovate (come quella del ginecologo del Papa).
E per finire una menzione speciale per la meravigliosa colonna sonora firmata da Thony che accompagna il film rendendolo ancora più prezioso.
Un film assolutamente da vedere che, a mio parere, non è per nulla «piccolo, buffo e leggero» ovvero i 3 aggettivi utilizzati da Virzì per descriverlo! :P